Istat. Smart working. Anno 2023

L'Istat pubblica una nota statistica sullo smart working, sulla base dei dati provenienti dal Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni del 2023.

Nel 2023, il 13,8% degli occupati in Italia (3,4 milioni di persone) ha svolto almeno un giorno di lavoro da remoto, stabile rispetto al 15,1% del 2021, ma quasi triplicato rispetto al 4,8% del 2019. Lo smart working è più diffuso tra le donne (15,2%) rispetto agli uomini (12,7%) e nella fascia d'età 30-49 anni (15,1%). Il fattore determinante risulta il titolo di studio: tra i laureati lavora da casa il 29%, contro il 3,3% di chi ha la licenza media. I settori leader sono i Servizi di informazione e comunicazione (60,2%) e le Attività finanziarie (43,7%).

A livello regionale, il Lazio guida la classifica con il 21,5%, seguito dalla Lombardia (18,6%). La Puglia si attesta al 9,4%, posizionandosi sotto la media nazionale.

In 19 dei 27 Comuni italiani con più di 150mila residenti la percentuale di lavoratori in modalità agile supera la media nazionale. I valori salgono significativamente a Milano (38,3%), a Roma (29,4%), a Bologna (27,7%) e a Torino (24,6%).  In Puglia, a Bari lo smart working raggiunge il 14,7% (con punte del 15,1% tra i 30-49enni), mentre a Taranto si attesta al 14,1%, con una forte componente femminile (divario di +5,4 punti rispetto ai maschi). Di contro, la provincia di Foggia registra la quota più bassa per i laureati che lavorano da remoto, pari al 15,2%.

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Pubblicato il 25 febbraio 2026