Banca d'Italia. L'economia della Puglia. Rapporto Annuale 2026
La Banca d'Italia pubblica il rapporto annuale sull'economia della Puglia, all'interno della serie "Economie regionali" che ha lo scopo di presentare studi e documentazione sugli aspetti territoriali dell'economia italiana, riferito a dati riferiti prevalentemente all'anno 2025. La serie comprende i rapporti annuali e gli aggiornamenti congiunturali. Per gli approfondimenti si può consultare la fonte.
Il quadro macroeconomico
Nel 2025 l'economia pugliese è cresciuta in misura contenuta. In base all'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) sviluppato dalla Banca d'Italia, il prodotto sarebbe aumentato dello 0,4 per cento a prezzi costanti (0,7 per cento nel Mezzogiorno e 0,5 in Italia). Sull'andamento dell'attività economica regionale hanno influito la debolezza di industria e servizi e il calo dell'agricoltura, mentre il settore delle costruzioni ha registrato una marcata espansione. La crescita intensa del biennio 2021-22 e poi quella molto meno pronunciata degli anni più recenti hanno consentito al valore aggiunto regionale di superare solo lievemente il livello che si registrava prima della crisi economico-finanziaria del 2008. L'andamento di lungo periodo è stato inoltre eterogeneo sul territorio regionale, determinando un incremento dei divari economici e di benessere tra le province.
Nel 2025 l'economia pugliese è cresciuta in misura contenuta. In base all'indicatore trimestrale dell'economia regionale (ITER) sviluppato dalla Banca d'Italia, il prodotto sarebbe aumentato dello 0,4 per cento a prezzi costanti (0,7 per cento nel Mezzogiorno e 0,5 in Italia). Sull'andamento dell'attività economica regionale hanno influito la debolezza di industria e servizi e il calo dell'agricoltura, mentre il settore delle costruzioni ha registrato una marcata espansione. La crescita intensa del biennio 2021-22 e poi quella molto meno pronunciata degli anni più recenti hanno consentito al valore aggiunto regionale di superare solo lievemente il livello che si registrava prima della crisi economico-finanziaria del 2008. L'andamento di lungo periodo è stato inoltre eterogeneo sul territorio regionale, determinando un incremento dei divari economici e di benessere tra le province.
Le imprese
Nel 2025 l'attività dell'industria pugliese è rimasta debole, in un contesto di elevata instabilità geopolitica e tensioni commerciali. Le indagini sulle imprese evidenziano una dinamica fiacca delle vendite nei principali comparti della manifattura; nel siderurgico, in particolare, continuano a rilevare le criticità dello stabilimento di Acciaierie d'Italia di Taranto, i cui livelli produttivi si sono mantenuti in linea con il 2024 e inferiori ai valori storici. L'accumulazione di capitale delle imprese industriali si è rafforzata, favorita anche dalla riduzione del costo del credito. Nelle costruzioni l'attività è cresciuta in misura intensa, beneficiando anche, nel comparto delle opere pubbliche, degli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). I servizi hanno continuato a registrare un incremento del valore aggiunto, benché molto limitato, nonostante l'ulteriore forte crescita della domanda turistica. Negli ultimi anni il comparto turistico ha mostrato un'espansione significativa, ma la produttività del lavoro è diminuita, confermandosi inferiore alla media regionale; anche per questa ragione i salari rimangono particolarmente bassi. Nell'agricoltura l'attività si è contratta; sono risultati in crescita i prezzi di vendita e i costi dei principali fattori produttivi, che potrebbero risentire ulteriormente delle attuali tensioni geopolitiche. Il sistema economico regionale continua a caratterizzarsi per una capacità innovativa abbastanza limitata: il numero di brevetti è inferiore alla media nazionale ed essi sono concentrati in tecnologie più tradizionali. Una quota rilevante dei brevetti deriva dalle imprese multinazionali; la maggior parte delle micro e piccole imprese pugliesi è connessa in modo diretto o indiretto a queste grandi imprese, attraverso rapporti di fornitura o, più spesso, di clientela.
Nel 2025 l'attività dell'industria pugliese è rimasta debole, in un contesto di elevata instabilità geopolitica e tensioni commerciali. Le indagini sulle imprese evidenziano una dinamica fiacca delle vendite nei principali comparti della manifattura; nel siderurgico, in particolare, continuano a rilevare le criticità dello stabilimento di Acciaierie d'Italia di Taranto, i cui livelli produttivi si sono mantenuti in linea con il 2024 e inferiori ai valori storici. L'accumulazione di capitale delle imprese industriali si è rafforzata, favorita anche dalla riduzione del costo del credito. Nelle costruzioni l'attività è cresciuta in misura intensa, beneficiando anche, nel comparto delle opere pubbliche, degli effetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). I servizi hanno continuato a registrare un incremento del valore aggiunto, benché molto limitato, nonostante l'ulteriore forte crescita della domanda turistica. Negli ultimi anni il comparto turistico ha mostrato un'espansione significativa, ma la produttività del lavoro è diminuita, confermandosi inferiore alla media regionale; anche per questa ragione i salari rimangono particolarmente bassi. Nell'agricoltura l'attività si è contratta; sono risultati in crescita i prezzi di vendita e i costi dei principali fattori produttivi, che potrebbero risentire ulteriormente delle attuali tensioni geopolitiche. Il sistema economico regionale continua a caratterizzarsi per una capacità innovativa abbastanza limitata: il numero di brevetti è inferiore alla media nazionale ed essi sono concentrati in tecnologie più tradizionali. Una quota rilevante dei brevetti deriva dalle imprese multinazionali; la maggior parte delle micro e piccole imprese pugliesi è connessa in modo diretto o indiretto a queste grandi imprese, attraverso rapporti di fornitura o, più spesso, di clientela.
Il mercato del lavoro
Nel 2025, dopo l'intensa crescita registrata nell'ultimo quadriennio, il numero degli occupati si è lievemente ridotto; la dinamica delle ore lavorate totali è stata però espansiva, indicando un aumento dell'intensità lavorativa. Tra i dipendenti nel settore privato, le posizioni di lavoro sono risultate ancora in crescita; l'andamento si è rafforzato per quelle stabili, mentre per quelle a termine l'espansione è stata di entità simile all'anno precedente. Il tasso di occupazione, in lieve calo nel 2025, rimane significativamente inferiore alla media nazionale, soprattutto tra le donne e i giovani. Tra questi ultimi, l'incidenza di quelli che non sono impegnati in attività lavorative o di studio (NEET) continua a risultare superiore nel confronto con il resto del Paese, nonostante la sensibile riduzione degli ultimi anni. Nel 2025 è inoltre proseguita la crescita delle retribuzioni reali, i cui livelli sono però ancora distanti dai valori precedenti la crisi economico-finanziaria del 2008.
Nel 2025, dopo l'intensa crescita registrata nell'ultimo quadriennio, il numero degli occupati si è lievemente ridotto; la dinamica delle ore lavorate totali è stata però espansiva, indicando un aumento dell'intensità lavorativa. Tra i dipendenti nel settore privato, le posizioni di lavoro sono risultate ancora in crescita; l'andamento si è rafforzato per quelle stabili, mentre per quelle a termine l'espansione è stata di entità simile all'anno precedente. Il tasso di occupazione, in lieve calo nel 2025, rimane significativamente inferiore alla media nazionale, soprattutto tra le donne e i giovani. Tra questi ultimi, l'incidenza di quelli che non sono impegnati in attività lavorative o di studio (NEET) continua a risultare superiore nel confronto con il resto del Paese, nonostante la sensibile riduzione degli ultimi anni. Nel 2025 è inoltre proseguita la crescita delle retribuzioni reali, i cui livelli sono però ancora distanti dai valori precedenti la crisi economico-finanziaria del 2008.
Le famiglie
Gli incrementi salariali hanno sostenuto il reddito delle famiglie, che ha continuato a crescere anche in termini reali nel 2025 rispetto all'anno prima nonostante il rafforzamento dell'inflazione. La dinamica dei consumi si è confermata lieve, come nel biennio precedente, e potrebbe risentire nel corso di quest'anno dell'ulteriore calo del clima di fiducia e dell'accresciuta incertezza connessa anche al contesto geopolitico. La spesa delle famiglie pugliesi è inferiore di circa un terzo rispetto alla media nazionale, ma distribuita in modo meno diseguale. Risultano penalizzate, in particolare, le famiglie con minori, quelle più numerose e quelle la cui persona di riferimento ha un basso livello di istruzione.
Gli incrementi salariali hanno sostenuto il reddito delle famiglie, che ha continuato a crescere anche in termini reali nel 2025 rispetto all'anno prima nonostante il rafforzamento dell'inflazione. La dinamica dei consumi si è confermata lieve, come nel biennio precedente, e potrebbe risentire nel corso di quest'anno dell'ulteriore calo del clima di fiducia e dell'accresciuta incertezza connessa anche al contesto geopolitico. La spesa delle famiglie pugliesi è inferiore di circa un terzo rispetto alla media nazionale, ma distribuita in modo meno diseguale. Risultano penalizzate, in particolare, le famiglie con minori, quelle più numerose e quelle la cui persona di riferimento ha un basso livello di istruzione.
L'intermediazione finanziaria
Nel corso del 2025 la crescita del credito alla clientela residente si è intensificata: vi ha contribuito la ripresa dei prestiti alle imprese, dopo circa due anni di contrazione, favorita dalla riduzione del costo dei finanziamenti. Anche i prestiti alle famiglie si sono progressivamente rafforzati, guidati dall'aumento dei mutui abitativi e nonostante il lieve rallentamento del credito al consumo. La qualità dei prestiti è rimasta nel complesso stabile, su livelli prossimi alla media del periodo successivo alla pandemia. La raccolta bancaria sotto forma di depositi di famiglie e imprese ha mostrato un'accelerazione, soprattutto per quelli in conto corrente. È inoltre proseguito l'aumento del valore di tutte le principali tipologie di titoli detenuti in custodia presso le banche.
Nel 2025 è continuato il ridimensionamento della rete bancaria territoriale, con l'ulteriore riduzione del numero di sportelli, che si è associato al rafforzamento dell'operatività attraverso canali telematici.
Nel corso del 2025 la crescita del credito alla clientela residente si è intensificata: vi ha contribuito la ripresa dei prestiti alle imprese, dopo circa due anni di contrazione, favorita dalla riduzione del costo dei finanziamenti. Anche i prestiti alle famiglie si sono progressivamente rafforzati, guidati dall'aumento dei mutui abitativi e nonostante il lieve rallentamento del credito al consumo. La qualità dei prestiti è rimasta nel complesso stabile, su livelli prossimi alla media del periodo successivo alla pandemia. La raccolta bancaria sotto forma di depositi di famiglie e imprese ha mostrato un'accelerazione, soprattutto per quelli in conto corrente. È inoltre proseguito l'aumento del valore di tutte le principali tipologie di titoli detenuti in custodia presso le banche.
Nel 2025 è continuato il ridimensionamento della rete bancaria territoriale, con l'ulteriore riduzione del numero di sportelli, che si è associato al rafforzamento dell'operatività attraverso canali telematici.
La finanza pubblica decentrata
Nel 2025 la spesa corrente degli enti locali è cresciuta significativamente rispetto all'anno precedente, in ragione anche dei maggiori costi per il personale e per l'acquisto di beni e servizi. La gestione della sanità ha inciso su tali andamenti, evidenziando un sensibile aumento del disavanzo. La spesa in conto capitale è cresciuta, anche per effetto dei maggiori contributi agli investimenti e dell'avanzamento degli interventi previsti dal PNRR.
Nel 2025 la spesa corrente degli enti locali è cresciuta significativamente rispetto all'anno precedente, in ragione anche dei maggiori costi per il personale e per l'acquisto di beni e servizi. La gestione della sanità ha inciso su tali andamenti, evidenziando un sensibile aumento del disavanzo. La spesa in conto capitale è cresciuta, anche per effetto dei maggiori contributi agli investimenti e dell'avanzamento degli interventi previsti dal PNRR.
Pubblicato il 10 giugno 2026