Rapporto annuale ISTAT 2026
Premessa e Struttura
Il Rapporto annuale Istat 2026 cerca di restituire una visione sia del sistema economico che della struttura sociale dell’Italia nel 2025.
Nell’anno del Centenario, si è scelto di guardare in particolare alle risorse che sostengono la coesione e la vitalità della società italiana e, insieme, la capacità di innovazione e di sviluppo, ovvero il “capitale umano” e il “capitale sociale”.
Il Rapporto si articola in quattro Capitoli. Il primo capitolo descrive l’evoluzione dello scenario macroeconomico internazionale e nazionale e i cambiamenti di medio periodo occorsi nel sistema produttivo, soffermandosi sul ruolo centrale della conoscenza e sui progressi raggiunti nella transizione ecologica. Il secondo è dedicato all’analisi del contesto demo-sociale: l’evoluzione delle dinamiche demografiche, le trasformazioni nella composizione delle famiglie, i cambiamenti del mercato del lavoro, le disuguaglianze socioeconomiche e sociosanitarie che caratterizzano il territorio italiano. Il terzo si concentra sull’effettiva capacità del Paese nel suo complesso di formare e valorizzare il proprio capitale umano, e sulla tenuta del capitale sociale e delle reti di supporto formale e informale. Il quarto capitolo, infine, analizza il ruolo della conoscenza incorporata nel capitale umano e la sua importanza nel favorire lo sviluppo del sistema economico.
I capitoli, più in dettaglio, riguardano:
- economia e ambiente;
- popolazione e società;
- capitale umano e sociale: risorse strategiche per il futuro;
- ruolo della conoscenza nell’evoluzione del sistema economico.
Economia e ambiente
- Il quadro macroeconomico: la crescita dell’economia mondiale ha mantenuto nel 2025 il ritmo dell’anno precedente (+3,4 per cento secondo i più recenti dati del Fondo Monetario Internazionale) e il commercio internazionale ha accelerato (+5,1 per cento in volume), sostenuto dai settori tecnologici e dagli scambi di servizi. L’attività economica ha evidenziato lo scorso anno andamenti eterogenei tra le principali aree: gli Stati Uniti sono cresciuti del 2,1 per cento, la Cina del 5,0 e l’area euro dell’1,4. Nel nostro Paese, il Prodotto interno lordo (Pil) è aumentato in termini reali dello 0,5 per cento, dopo lo 0,8 per cento del 2024. Le prospettive economiche per il 2026 sono condizionate dall’aggravarsi delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno determinato negli ultimi mesi una forte risalita dei prezzi energetici (oltre 120 dollari al barile il Brent ad aprile) e una ripresa delle pressioni inflazionistiche.
- Gli andamenti settoriali e gli scambi con l’estero: nonostante il ridimensionamento degli incentivi fiscali, le costruzioni hanno mostrato una tenuta superiore alle attese (+2,4 per cento), sostenute principalmente dall’avanzamento delle opere pubbliche legate al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). La debolezza dei comparti energivori e dei beni di consumo è stata parzialmente compensata dalla tenuta delle attività ad alta tecnologia. Nonostante la complessità del contesto internazionale, nel 2025 le esportazioni di merci italiane hanno segnato una crescita del 3,3 per cento in valore, superiore a quella dei principali partner europei.
- L’occupazione, i prezzi e le retribuzioni: il 2025 ha confermato la traiettoria di crescita dell’occupazione italiana. Gli occupati sono aumentati dello 0,8 per cento, pur rallentando rispetto agli anni precedenti (+1,5 per cento nel 2024 e +2,1 per cento nel 2023). Sul fronte dei prezzi, nel 2025 l’inflazione misurata dall’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i Paesi dell’Unione europea (IPCA) in Italia è cresciuta dell’1,6 per cento, un valore inferiore alla media dell’area euro (+2,1 per cento). Nel primo trimestre del 2026, tuttavia, l’inasprimento delle tensioni in Medio Oriente ha determinato una ripresa della dinamica dei prezzi, con l’inflazione che in Italia è salita al 2,8 per cento ad aprile. L’accelerazione è stata guidata da una netta inversione di tendenza dei prezzi dell’energia, passati dal -2,1 per cento di marzo al 9,3 di aprile. L’andamento delle retribuzioni contrattuali, superiore al tasso di inflazione, ha permesso per il secondo anno consecutivo di realizzare un recupero in termini reali, sebbene alla fine del 2025 la perdita di potere di acquisto rispetto al 2019 rimanga ancora ampia (pari all’8,6 per cento). Per il 2026, la dinamica salariale acquisita è stimata sopra il 2,0 per cento, ma l’eventuale protrarsi della nuova impennata dei prezzi dei beni energetici rischia di rallentare la fase di recupero del potere di acquisto.
- La finanza pubblica: L’entrata in vigore nel 2025 del nuovo quadro di governance economica nell’UE27 ha visto l’Italia confrontarsi con nuovi e vecchi vincoli di finanza pubblica in un contesto di contenuta crescita economica e di forte incertezza. Il miglioramento dei conti in Italia riflette un avanzo primario in crescita allo 0,8 per cento del Pil (dal precedente +0,5 per cento), a fronte di una spesa per interessi rimasta invariata al 3,9 per cento del Pil. La pressione fiscale è salita al 43,1 per cento del Pil (+42,4 per cento nel 2024) per via delle maggiori entrate Ires e Iva, e di un incremento di oltre 27 miliardi di euro dei contributi sociali, nonostante la riduzione dell’Irpef dovuta alla riforma delle aliquote. Le entrate in conto capitale hanno beneficiato di un maggiore afflusso di risorse dal PNRR.
- La produttività e gli investimenti: l’andamento dei principali indicatori di produttività non mostra ancora il cambio di passo necessario a rafforzare le prospettive di crescita dell’economia italiana. Negli ultimi due anni, in particolare, il ridotto tasso di crescita dell’economia è stato condizionato da un contributo negativo della PTF (-0,5 punti nel 2025 e -1,5 nel 2024), che l’incremento del fattore lavoro non è riuscito a compensare, e da un apporto contenuto del capitale. Nell’ultimo decennio, la dinamica degli investimenti è stata condizionata, in positivo e in negativo, da diversi fattori: da un lato, gli incentivi fiscali per l’edilizia e l’attuazione del PNRR ne hanno favorito l’espansione, permettendo di registrare tassi di crescita spesso superiori alla media dell’area euro; all’altro, la crescente incertezza sulle prospettive di crescita ha agito verosimilmente in senso opposto.
- L’ambiente e i cambiamenti climatici: il processo di terziarizzazione dell’economia ha giocato un ruolo determinante nella sostenibilità del sistema produttivo e un contributo rilevante è derivato anche dalla digitalizzazione. Nonostante la contrazione delle emissioni nell’industria, dovuta al maggiore ricorso alle fonti rinnovabili, il comparto genera ancora oltre il 60,0 per cento del totale delle emissioni delle attività produttive. Il Rapporto si sofferma in particolare sul ruolo del settore del turismo. Sul fronte dei cambiamenti climatici, a livello globale, il 2025 è risultato il terzo anno più caldo dal periodo pre-industriale, con temperature superiori di 1,4°C rispetto ai livelli di riferimento. In Italia, i 21 capoluoghi di regione hanno registrato nel biennio 2022-2023 i valori termici medi più elevati dal 1971 (circa 16,6°C), accompagnati da una crescente variabilità delle precipitazioni e da un aumento degli eventi estremi. Tra il 2000 e il 2024 sono stati censiti 188 eventi alluvionali nelle principali città italiane, con Milano, Genova e Roma tra le più esposte. Parallelamente, si osserva un aggravamento delle ondate di calore, con un’anomalia media di 28 giorni estivi e 22 notti tropicali oltre la soglia climatica nel solo 2023. Negli ultimi anni le azioni di mitigazione si sono indirizzate in particolare sulla produzione di energie rinnovabili e sulla forestazione urbana. Sul fronte della deforestazione urbana, 68 comuni capoluogo hanno avviato interventi per contrastare il fenomeno delle isole di calore e migliorare la qualità ambientale delle città, portando la superficie complessiva di tali comuni destinata alla forestazione a quasi 16 milioni di metri quadrati (+35,0 per cento nel 2024 rispetto al 2013).
Popolazione e società
- Il quadro demografico: La popolazione italiana, pari a 58,9 milioni al 1°gennaio 2026, continua a subire un calo strutturale e un invecchiamento, con un'età media di 47,1 anni e una quota di over 65 pari al 25,1%. Nonostante il saldo naturale negativo (-296 mila unità nel 2025) sia compensato all'immigrazione, il paese registra il minimo storico di 1,14 figli per donna, la +perdita di 590 mila residenti italiani nell'ultimo decennio e una fuga di giovani laureati che colpisce in particolare il Mezzogiorno.
- Le famiglie: Le famiglie in Italia sono aumentate a 26,7 milioni (biennio 2024-2025), ma sono sempre più piccole (media di 2,2 componenti), con le coppie con figli crollate al 28,4% e un forte aumento dei legami non coniugati. Le famiglie composte da una sola persona rappresentano il 37,1% del totale (9,9 milioni di persone, in maggioranza anziani ma in crescita tra i 35-64 anni per l'instabilità coniugale), anche se l'83,7% dichiara di avere qualcuno su cui contare. Il calo della fecondità ha fatto salire i figli unici al 16,6% degli adulti (picco tra i nati negli anni Novanta), creando reti familiari; allungate verticalmente; che caricano l'assistenza dei genitori anziani su singoli individui (solo il 21,2% la condivide). Infine, il 5,9% degli adulti (soprattutto giovani tra i 18-24 anni) è un pendolare della famiglia; che si sposta regolarmente per motivi affettivi, di lavoro o di studio.
- Gli occupati e i disoccupati: Il mercato del lavoro italiano nel 2025 conferma il trend positivo post-pandemia, trainato dagli over 50 (42% degli occupati) e alla crescita dei contratti standard a tempo indeterminato (15,7 milioni di persone). I lavoratori vulnerabili calano a 4 milioni, anche se subiscono un forte divario retributivo (meno di 7.000€ annui contro gli oltre 28.000€ dei contratti standard). Nella seconda metà del 2025 riemerge il problema del ismatch, con le imprese in difficoltà a trovare personale. Nonostante la crescita, rimangono profondi divari strutturali per genere, territorio e istruzione ed età. -
- Genere: Il divario di occupazione è di 17 punti percentuali. Persiste una forte segregazione sia orizzontale (le donne sono concentrate in 17 professioni meno remunerate) sia verticale (rappresentano il 43% degli occupati ma solo il 25,3% dei manager).
- - Territorio e Istruzione: Il Mezzogiorno riduce il divario con il Nord ma registra ancora salari e ore lavorate inferiori. Il differenziale occupazionale tra laureati e chi ha la licenza media supera i 37 punti.
- - Giovani: Il tasso di occupazione (15-34 anni) resta sotto la media UE (43,9% contro 58,1%). Calano nettamente i NEET (13,3%), ma quasi un giovane laureato su quattro (23,7%) è sovraistruito per il lavoro che svolge. L'Italia sconta inoltre un forte ritardo europeo nelle professioni scientifiche e tecnologiche.
- La povertà e le disuguaglianze economiche: In Italia persistono forti disuguaglianze economiche, con il 18,6% della popolazione a rischio povertà nel 2025 e il 9,8% in povertà assoluta (5,7 milioni di persone nel 2024). Quest'ultima colpisce duramente le famiglie di soli stranieri (35,2%), i nuclei numerosi con minori (22,3%) e i residenti nel Mezzogiorno, specialmente nelle Isole (13,4%). Il titolo di studio resta lo scudo principale: la povertà colpisce il 15,1% di chi ha la licenza media contro appena il 2,3% dei laureati.
- Le disuguaglianze sociali nella salute: Negli ultimi trent'anni la salute degli anziani in Italia è migliorata, ma l'arrivo dei baby boomer all'età senile ha fatto salire al 22,8% (12,8 milioni di persone nel 2025) la quota di chi soffre di multimorbilità (almeno due malattie croniche) o limitazioni quotidiane. Tra i meno istruiti il rischio di gravi limitazioni aumenta del 72% rispetto ai laureati. Nel 2022, a 30 anni, la speranza di vita di un uomo con bassa istruzione è inferiore di 4,2 anni (2,8 per le donne) rispetto a un laureato. Questo divario tocca i 5,7 anni di svantaggio confrontando un uomo poco istruito delle Isole con un laureato del Nord-est. Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (136,7 miliardi nel 2024) non è proporzionale al bisogno. Regioni con alta prevalenza di cronicità, come Calabria e Basilicata ricevono fondi pro capite sotto la media. La spesa socioassistenziale dei Comuni per abitante è di 76€ al Sud contro i 177€ del Nord-est. Nonostante una ripresa dei fondi comunali nel 2023 (+61 milioni), l'invecchiamento della popolazione ha fatto scendere la spesa media pro capite per anziano da 105€ (2013) a 96€ (2023), con il Sud che spende meno della metà rispetto a Centro e Nord-ovest.
Capitale umano e sociale: risorse strategiche per il futuro
- Il sistema educativo e l’investimento in capitale umano: Nel 2024 la spesa pubblica per l’istruzione in Italia ha raggiunto 88,95 miliardi di euro (84,38 nel 2023), con un’incidenza dell’8,0 per cento sulla spesa pubblica totale. Negli ultimi decenni, una serie di interventi di riforma del sistema educativo ha interessato l’intero percorso formativo, armonizzandolo agli standard europei. Il sistema universitario italiano -- composto da 92 atenei nel 2023-2024 -- ha visto aumentare il numero di iscritti da 1,7 (2014/2015) a oltre 2 milioni (2023/2024). Le università telematiche hanno registrato la crescita più significativa. Nonostante la diffusione territoriale dell’offerta, persistono flussi di mobilità studentesca a medio e lungo raggio fortemente asimmetrici, con 152 mila studenti del Mezzogiorno iscritti in atenei del Centro-nord nel 2023-2024. È importante sottolineare che l’investimento in istruzione garantisce risultati migliori nel mercato del lavoro: il tasso di occupazione raggiunge l’85,3 per cento tra chi possiede un titolo terziario, contro il 74,6 per cento dei diplomati e il 56,1 per cento di chi ha la sola licenza media. L’Italia fatica a trattenere i profili più specializzati: nel 2025, a 4-6 anni dal conseguimento del titolo, il 10,4 per cento dei dottori di ricerca formati in Italia lavora all’estero. Le ragioni principali sono le maggiori opportunità di un impiego adeguato (81,7 per cento) o meglio retribuito (73,7 per cento). Il nostro Paese ha raggiunto in anticipo l’obiettivo europeo per il 2030 sugli abbandoni precoci, scesi all’8,2 per cento nel 2025 (rispetto al 9,1 per cento della media dell'UE 27), mostrando un importante recupero rispetto al 2005, quando il divario con l’Europa era di 6,5 punti percentuali.
- Il capitale sociale: reti di sostegno e relazioni: La fiducia interpersonale presenta forti connessioni con una partecipazione più attiva alla vita sociale e olitica. Nel nostro Paese, l’indicatore che la misura è stabile nel tempo, con un punteggio che nel 2024 risulta superiore a quello medio UE27 (6,2 contro 5,8). A fronte di una stabilità nel tempo degli indicatori di fiducia interpersonale e di fiducia nelle istituzioni, negli ultimi dieci anni si osserva un calo nella partecipazione politica. Nel 2025, oltre la metà della popolazione di 25 anni e più (56,5 per cento) ha preso parte alla vita politica del Paese contro il 68,8 per cento del 2015. Anche la partecipazione associativa ha registrato un declino, sebbene nel 2025 si sia osservata una lieve ripresa (+0,9 punti percentuali) rispetto all’anno precedente. I cambiamenti che hanno interessato la struttura familiare e la società nel suo insieme si riflettono anche sulle reti di solidarietà che, nel nostro Paese, hanno sempre rappresentato un elemento centrale del sistema di protezione sociale. La quota di persone con una rete fitta di relazioni parentali è scesa dal 44,4 per cento del 2003 al 35,2 per cento del 2024. Tra il 2003 e il 2024 il numero di famiglie aiutate dalla rete informale è aumentato da 3,8 a 4,6 milioni. Se accanto al supporto della rete informale si considera anche l’aiuto pubblico e privato, nel 2024 la quota complessiva di famiglie aiutate cresce di quasi dieci punti percentuali, arrivando al 27,2 per cento. Il lavoro di cura retribuito, settore strategico soprattutto per le società che invecchiano, coinvolge in Italia oltre 4,1 milioni di persone nel 2025. Il lavoro di cura rappresenta in effetti uno sbocco occupazionale per la forza lavoro femminile altamente qualificata, assorbendo una quota significativa di competenze specialistiche. Gli ambienti digitali sono ormai parte integrante della vita quotidiana e l’accesso a Internet e adeguate competenze digitali rappresentano strumenti essenziali per l’inclusione nella vita sociale e lavorativa. La diffusione di Internet ha modificato anche le relazioni interpersonali, favorendo gli incontri online soprattutto tra i giovani. L’uso dei social media può tuttavia assumere forme problematiche, soprattutto per i giovani, tra i quali la difficoltà a smettere di usare i social e l’ansia da disconnessione sono più elevate, così come le interferenze con lo studio o il lavoro.
- L’equità e la coesione: fondamenti del benessere collettivo: Le disuguaglianze di genere e i carichi familiari rappresentano ancora oggi un fattore che alimenta i divari nelle opportunità sociali ed economiche del Paese. Nel 2023, le donne di 25 anni e più dedicano al lavoro familiare una media di 4 ore e 44 minuti giornalieri, a fronte delle 2 ore e 6 minuti degli uomini. Sebbene la distanza si sia ridotta di circa un’ora rispetto al 2003, il cambiamento è ascrivibile più alla contrazione dell’impegno femminile che a un incremento sostanziale di quello maschile. Maggiori livelli di istruzione sono associati anche a una maggiore adesione ai valori di uguaglianza e coesione. All’aumentare del titolo di studio cresce, infatti, in tutte le classi di età, la quota di persone che attribuisce molta importanza alla parità di diritti tra uomini e donne, persone di diversa provenienza etnica, orientamento sessuale e alla possibilità di professare liberamente la propria religione. La soddisfazione generale per la vita ha registrato un deciso miglioramento nell’ultimo decennio, con la quota di “molto soddisfatti” passata dal 35,1 per cento nel 2015 al 47,6 per cento nel 2025; livelli maggiori di soddisfazione si osservano tra i laureati. La “povertà di tempo”, ovvero la percezione di sentirsi in affanno per la mancanza di tempo, rimane tuttavia un fattore critico che incide sul benessere. Il livello di istruzione dei genitori ha un'influenza significativa sui percorsi educativi dei figli e sulle loro opportunità di vita. Le donne mostrano una maggiore mobilità intergenerazionale nell’istruzione, superando più di frequente il livello di istruzione dei genitori La mobilità assoluta -- la quota di occupati che all’età di trent’anni appartiene a una classe occupazionale diversa da quella dei genitori -- è elevata e in aumento: Tra i nati nel 1980-1994, la quota di persone che sperimenta una mobilità verso il basso (27,1 per cento) supera quella registrata in tutte le generazioni precedenti e, al contempo, quella ascendente (25,1 per cento), segnando una discontinuità rispetto alle traiettorie sperimentate nel passato. Le origini sociali continuano a influenzare le opportunità occupazionali,sebbene nel lungo periodo si osservi una graduale riduzione dell’ereditarietà sociale, in linea con quanto registrato in altri paesi europei. Le donne mostrano una mobilità assoluta più elevata rispetto agli uomini in tutte le generazioni, con una più diffusa mobilità ascendente e una più marcata diminuzione dell’ereditarietà sociale.
Ruolo della conoscenza nell'evoluzione del sistema economico
- L’evoluzione della struttura economica: Nel 2025, il Pil reale italiano è risultato superiore al livello del 2007 di appena l’1,9 per cento, un’espansione notevolmente inferiore rispetto a Francia, Germania e Spagna, cresciute di quasi il 20 per cento. Nel complesso, il valore medio unitario delle vendite all’estero italiane è aumentato più rapidamente rispetto ai partner europei
(+224 per cento dal 2000). Al contrario, l’Italia sconta un forte ritardo nell’export di servizi, in particolare in quelli a maggiore contenuto di conoscenza (ICT e servizi professionali).
Tra il 2007 e il 2024, il sistema economico italiano è stato interessato da una profonda ricomposizione dell’input di lavoro. Mentre la manifattura ha perso il 16,9 per cento della propria forza lavoro (circa 700 mila unità di lavoro - ULA), i servizi hanno assorbito quasi 2 milioni di nuovi occupati, concentrati soprattutto nella sanità, nel turismo e nelle attività professionali.
L’attività innovativa delle imprese riflette una fase di transizione complessa.
L’adozione di tecnologie digitali è progredita (l’uso dell’IA è triplicato tra il 2023 e il 2025, raggiungendo il 16,0 per cento delle imprese), ma l’Italia mantiene un deficit strutturale di specialisti ICT (il 4,0 per cento degli occupati contro il 5,3 per cento della Germania).
La specializzazione italiana si conferma asimmetrica: a una minore attività brevettuale rispetto alla Francia e alla Germania, si contrappone una leadership consolidata nella valorizzazione del patrimonio immateriale estetico-formale. Tra il 2005 e il 2025, le registrazioni di marchi italiani sono cresciute del 138,0 per cento, e l’Italia è l’unico grande paese dell’UE ad avere incrementato anche la pubblicazione di disegni e modelli industriali, confermando la forza del Made in Italy nei settori a elevato contenuto
creativo.
● Il capitale umano nei settori economici e sul territorio: Tra il 2007 e il 2025 l’occupazione italiana ha mostrato una significativa ricomposizione qualitativa: gli occupati con titolo di studio terziario sono aumentati di 2,6 milioni (+70,0 per cento) a fronte di un incremento complessivo dell’occupazione del 5,6 per cento.
I livelli massimi di istruzione terziaria si confermano nei servizi di istruzione e sanità (58,8 per cento), nei servizi ICT e nelle attività professionali (circa 45 per cento).
La distribuzione geografica del capitale umano riflette asimmetrie storiche. Il Centro mantiene l’incidenza più elevata di laureati, trainato dal Lazio (32,5 per cento nel 2025).
Il Nord-est ha registrato un forte recupero nelle professioni qualificate, mentre il Mezzogiorno sconta ancora una bassa capacità di assorbimento di lavoro specializzato, coerente con una struttura produttiva meno intensa in conoscenza.
● Il capitale umano e l’innovazione: Il capitale umano si conferma un fattore chiave per sostenere e aumentare la capacità competitiva e innovativa del sistema produttivo. Nel 2025 il salto verso una digitalizzazione complessa resta vincolato alla disponibilità di competenze specifiche.
Il rapporto tra capitale umano e innovazione di prodotto o di processo rivela dinamiche eterogenee legate all’età e all’esperienza dei lavoratori. Oltre il 10,0 per cento delle imprese italiane opera oggi con un’età media del personale superiore a tale soglia critica, suggerendo che il processo di invecchiamento demografico potrebbe frenare la capacità di rinnovamento del sistema economico, a meno di un forte incremento di lavoratori più istruiti.
Ulteriori analisi hanno permesso di quantificare gli effetti della digitalizzazione e dell’innovazione sulla performance economica delle imprese. È il livello di istruzione, però, a registrare l’associazione positiva più elevata, agendo sia direttamente sia rafforzando l'efficacia degli investimenti tecnologici.
Conclusioni
Il Rapporto evidenzia come maggiori investimenti in istruzione, competenze digitali e innovazione rappresentino una condizione essenziale per la tenuta dei livelli occupazionali, il miglioramento delle condizioni salariali e, più in generale, il
benessere collettivo, in un contesto sociale segnato da vulnerabilità che permangono nel tempo.
Sul fronte demografico, il Paese si confronta con il crescente invecchiamento della popolazione e con una natalità ai minimi storici. Gli scenari futuri richiedono di valutare con attenzione i rischi di sostenibilità per il sistema di welfare e per quello
sanitario, e di continuare ad affrontare con incisività il tema della gestione dei carichi di cura familiari e della piena valorizzazione dei nostri giovani.
Pubblicato il 09 giugno 2026