Progetto regionale “Fondo per l’Alzheimer e le Demenze 2021-2023”

Il Piano Nazionale delle Demenze (PND) costituisce il più importante documento di governo del
fenomeno delle demenze in Italia. È stato approvato in Conferenza Unificata il 30 ottobre del 2014
(e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.9 del 13.1.2015) ed è articolato in quattro obiettivi e 17
azioni e promuove interventi appropriati ed adeguati, di contrasto allo stigma sociale, di garanzia
dei diritti, di conoscenza aggiornata, di coordinamento delle attività, nel loro complesso finalizzati
ad una corretta gestione integrata della demenza. I quattro obiettivi principali sono:

  1.  Interventi e misure di Politica sanitaria e sociosanitaria; 
  2. Creazione di una rete integrata per le demenze e realizzazione della gestione integrata;
  3. Implementazione di strategie ed interventi per l’appropriatezza delle cure;
  4. Aumento della consapevolezza e riduzione dello stigma per un miglioramento della qualità della vita.

Con il Decreto relativo al Fondo per l’Alzheimer e le Demenze, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30
marzo 2022, ha assegnato un finanziamento complessivo di 14,1 milioni di euro alle Regioni, alle
Province Autonome (PA) e 900.000 euro all'Istituto Superiore di Sanità. Questi fondi sono destinati
all'implementazione di una serie di iniziative progettuali mirate al raggiungimento degli obiettivi
delineati nel Piano Nazionale delle Demenze (PND).


I Piani triennali sviluppati dalle Regione e Province autonome costituiscono oggi una ricca risorsa
culturale contenente possibili strategie di intervento per la prevenzione, diagnosi e trattamento.
Queste iniziative mirano a migliorare l'assistenza e il supporto alle persone affette da demenza e
sono destinate a essere condivise e diffuse su tutto il territorio nazionale.


Linee progettuali previste
Sulla Linea progettuale 1 – Diagnosi precoce del Disturbo Neurocognitivo (DNC) minore/MCI e
sviluppo di una carta del rischio cognitivo si sono concentrate nove regioni (Abruzzo, Basilicata,
Campania, Emilia Romagna, Marche, Molise, Puglia, Toscana, Sardegna).
Sulla Linea progettuale 2 – Diagnosi tempestiva del DNC maggiore ci sono quattro regioni (Lazio,
Marche, Toscana, Umbria).
Sulla Linea progettuale 3 – Interventi di Telemedicina ci sono quattro regioni ed una provincia
autonoma (Basilicata, Provincia Autonoma di Bolzano, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana,
Sicilia).
Sulla Linea progettuale 4 – Interventi di Tele-riabilitazione ci sono tre regioni (Calabria, Friuli
Venezia Giulia, Veneto).
Sulla Linea progettuale 5 – Trattamenti psico-educazionali, cognitivi e psicosociali nella demenza
ci sono otto regioni ed una provincia autonoma (Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia,
Liguria, Provincia Autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Val d’Aosta).


Regione Puglia ha nominato referenti del Tavolo permanente sulle Demenze la dott.ssa Elena
Memeo, come referente amministrativo e il Prof. Giancarlo Logroscino in qualità di referente
scientifico

La situazione epidemiologica

Le stime mondiali sulla prevalenza dei disturbi neurocognitivi e delle demenze prevedono un
significativo incremento dei casi nei prossimi anni. Si stima che, globalmente, entro il 2050 ci
saranno più di 150 milioni di persone affette da demenza, con un conseguente aumento delle
spese a livello sanitario e socioassistenziale.


La popolazione totale della Regione Puglia ammonta 3.933.777 abitanti (dati ISTAT 1° Gennaio
2022), con circa il 23% (909.396 abitanti) che è rappresentato da soggetti con età pari o superiore
a 65 anni.
In Puglia, ci sono due criticità:

  • l’indice di vecchiaia (che è dato dal rapporto tra la popolazione oltre i 65 anni e la popolazione inferiore a 14 anni) risulta disomogeneo sul territorio e molto alto, in particolare nella zona del Salento e del sub-appenino dauno;
  • la Puglia tra il 2011 e il 2020 (dati ISTAT) ha osservato un calo demografico della popolazione, con un decremento della natalità.


 

Come è noto, l’invecchiamento della popolazione sta rimodellando gran parte degli assetti sociali
ed economici, con conseguenze pervasive e trasversali che si riflettono nel campo della
produzione, del consumo, nel mercato del lavoro e soprattutto del welfare; nel cui ambito sanità e
sistema previdenziale sono, e saranno sempre più, costretti a fare i conti con una “questione
demografica” e che richiederà l’implementazione di più politiche sul concetto di invecchiamento
attivo e sano e prevenzione.


“Ricordiamocelo Prima”: individuare il disturbo cognitivo nelle sue fasi iniziali è la vera sfida


Il Disturbo Neurocognitivo Minore è una condizione clinica caratterizzata da un lieve declino delle
capacità cognitive (memoria, attenzione, linguaggio, ragionamento ecc…) che non limita tuttavia la
funzionalità e l’indipendenza del soggetto nelle attività di vita quotidiana. Tale stadio rappresenta
spesso la fase precedente allo sviluppo di un quadro di Disturbo Neurocognitivo maggiore
(Demenza) e può essere causato da diverse malattie: Malattia di Alzheimer, Vasculopatie, Malattia
di Parkinson, Demenza a Corpi di Lewy, Demenza Frontotemporale o a eziopatogenesi mista.


Sebbene negli ultimi 10-15 anni sia stato fatto un grande sforzo per individuare terapie
farmacologiche in grado di rallentare il declino cognitivo, ad oggi non esiste un trattamento
farmacologico raccomandato. Al contempo, molta letteratura scientifica ha evidenziato i benefici
apportati da interventi non-farmacologici, come per esempio gli interventi multi-dominio (dieta,
training cognitivo, esercizio fisico) volti al monitoraggio del rischio cardiovascolare e al
miglioramento del funzionamento cognitivo globale e del benessere psico-fisico.


Da tutto ciò emerge che la precoce individuazione del Disturbo Neurocognitivo Minore apre una
finestra di opportunità d’intervento per rallentare e, idealmente, bloccare l’evoluzione della
malattia ad uno stadio precoce. Risulta, pertanto, fondamentale una gestione globale del paziente
con Disturbo Neurocognitivo Minore, sia da un punto di vista diagnostico-prognostico che
gestionale.


Cogliere i primi segnali di declino cognitivo e assicurare al paziente le migliori cure ed i percorsi di
veloci per la diagnosi sono le principali sfide del progetto di Regione Puglia. Medici, infermieri,
educatori sanitari, ricercatori lavoreranno insieme su un progetto che, nella sua fase di
sperimentazione, consentirà di individuare le migliori strategie per la presa in carico del paziente
con un modello condiviso con tutte le strutture sanitarie.