Legge Golfo-Mosca: una rappresentazione più equilibrata di donne e uomini negli organi di amministrazione
Legge Golfo-Mosca: una rappresentazione più equilibrata di donne e uomini negli organi di amministrazione

Mi fa piacere ricordare che il 12 agosto 2011 entrava in vigore una legge dagli obiettivi alti e ambiziosi, ovvero cambiare il volto del potere economico in Italia garantendo la pluralità di vedute nei luoghi decisionali: parlo della Legge Golfo-Mosca, la legge n. 120 del 2011.
È un traguardo importante, pensato e fortemente voluto dalle prime firmatarie Lella Golfo e Alessia Mosca, esponenti di schieramenti politici diversi, ma che intorno a un principio di diritto, come il riequilibrio a favore del "genere meno rappresentato" hanno costruito un pilastro normativo su cui si è poi innestata una normativa che ha riconosciuto fondamentale garantire un equilibrio di genere negli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in borsa e delle società controllate dalla PA: luoghi dove si decide con impatto economico gli effetti sulla vita di tutte e tutti noi.
La disciplina in materia è stata poi consolidata nel testo Unico in materia societaria a partecipazione pubblica, e da ultimo con la nuova formulazione art. 6 della Legge n. 162 del 2021, che ha riaffermato il principio in maniera più generale anche per le società non quotate in borsa e quindi estendendo di fatto l’obbligo del riequilibrio di genere in maniera significativa e reale. A livello europeo, la Legge italiana – in questo caso - ha costituito un modello per la Direttiva 2022/2381 cd “WOMEN on Board” che conferma l’obiettivo di una rappresentanza più equilibrata di donne e uomini tra gli amministratori delle società stabilendo misure per accelerare i progressi verso la parità di genere nei luoghi dove si "decide".
A livello locale, la Regione Puglia si è dotata della Legge regionale n. 35 del 2021 "Disposizioni per la promozione della parità retributiva tra i generi, il sostegno dell’occupazione e dell’imprenditoria femminile", con la quale - nello specifico all’art 13 - il tetto per il riequilibrio di genere per gli organismi delle partecipate, degli enti strumentali è elevato al 40%. Grazie a quella legge, e a quelle che ne sono seguite, oggi nei Consigli di Amministrazione delle società quotate e partecipate le donne sono passate dall’essere un’eccezione a diventare una presenza strutturale. Oggi siamo a oltre il 43%. Un numero che non è solo una statistica, ma una vera e propria trasformazione culturale.
Anche per le società di controllo pubblico non quotate si sono registrati progressi verso l’equilibrio di genere, anche se i dati disponibili non consentono di apprezzarne compiutamente l’attuale consistenza. Spesso si ricorre alle nomine di Amministratori Unici che escludono la collegialità nel comando, proprio per evitare l’inconveniente di attenersi alla regola di una pari rappresentanza di genere nei Consigli di Amministrazione, generando così l’elusione a un principio di diritto costituzionalmente garantito e consolidato nel nostro ordinamento.
Come spingere in avanti l’obiettivo che la Legge n. 120 del 2011 ci affida?
Costruire e rafforzare percorsi di monitoraggio e trasparenza che garantiscano nelle nomine, proprio per non svilire le tante donne oggi che siedono nei Consigli di Amministrazione con responsabilità, un percorso fondato sulla competenza e non solo sulla “fiducia e vicinanza".
Non è mai stata una battaglia di genere. Era (ed è) una battaglia per il diritto alla partecipazione per la costruzione di un futuro equo, sostenibile e inclusivo. Per questo l’impegno si indirizza a quello che potremmo definire Livello Essenziale Minimo di Parità (LEMP), livelli minimi valutabili e sottoposti a un monitoraggio costante, per misurare quanto ciascun organismo, istituzione, associazione, sa fare suo un principio fondamentale del nostro ordinamento a garanzia dei diritti di parità per donne e uomini.
La cassetta degli attrezzi c’è. Abbiamo Direttive Europee Leggi Nazionali, Leggi Regionali, Documenti i strategici, certificazioni di genere per le imprese, chi si tira fuori è fuori contesto.
La Consigliera di Parità rappresenta anche in una visione prospettica delle prossime direttive, un organismo di promozione e sostegno alle politiche attive perché siano efficaci sul campo.
Se cresce la domanda di un livello essenziale e minimo di parità vuol dire che abbiamo fatto delle scelte nell’unica direzione possibile, oggi, quella di andare avanti e non tornare indietro.
Lella Ruccia
Pubblicato il 12 agosto 2025