8 marzo 2026 Giornata internazionale della Donna 10 marzo 2026, 80 anni di voto alle donne!

E’ il tempo di bilanci e verifiche.
E’ il tempo di misurare la qualità delle nostre Istituzioni, la loro capacità di garantire libertà effettiva di autodeterminazione delle Donne, assicurando strumenti reali per combattere le DISCRIMINAZIONI e ingiustizie ancora presenti.
E’ il tempo di misurare la maturità democratica del nostro Sistema.
Perché la Parità non è un anelito e un desiderio tutto femminile: è la misura di come si esercita il potere.
È la misura per verificare come il Sistema decide chi può partecipare, chi può scegliere, chi può essere rappresentato.
Politiche di Genere come Azione Politica per la costruzione della migliore convivenza possibile dal punto di vista delle Donne È una Rivoluzione Necessaria, non un “genere di politica”.
Quando una donna è costretta a scegliere tra lavoro e maternità, non siamo davanti a una questione privata: siamo davanti a un fallimento delle politiche pubbliche.
Quando nei luoghi decisionali la presenza femminile resta marginale, nonostante gli indici attestino che le donne sono più formate professionalmente degli uomini, ma svolgono mansioni inferiori pur di lavorare, non basta evidentemente il merito: è il risultato di meccanismi che continuano a riprodurre disuguaglianze strutturali.
Quando Mobbing, bossing e burnout colpiscono in modo sproporzionato le lavoratrici, soprattutto quelle con figli piccoli; quando la violenza viene trattata come un fatto isolato, private, tornando indietro all’idea sottesa che ricade sempre sulla vittima la responsabilità di per aver...tentato il “povero Adamo” e non come un fenomeno sistemico, di esercizio di potere nei luoghi di lavoro e domestico, è complicità istituzionale con chi ha fatto delle Donne solo un corpo e non una persona esercitando il più alto grado di discriminazione.
Per questo l’8 marzo non serve celebrare le Donne perché valgono, sono brave, eccezionali...questo lo sappiamo già. Le donne si misurano ogni giorno, con strade in salita, in quello che gli uomini reputano normale per avere strade in discesa.
Allora in questo 8 marzo vicino al 10 marzo 2026, quando celebriamo gli 80anni dal voto “riconosciuto “ finalmente anche alla Donne Italiane, serve chiedere alle Istituzioni:
- Quali sono le azioni positive e concrete per garantire libertà di scegliere delle Donne? O piuttosto si protegge un sistema che si vede minacciato dalla progressione dei diritti, relegando le Donne a MINORATE SOCIALI, che devono chiedere e protestare per essere riconosciute?
- Chi decide le priorità? Chi si assume la responsabilità delle scelte? Chi costruisce le condizioni affinché tutte e tutti possano partecipare alla vita pubblica senza ostacoli?
Questo il pericolo di certe politiche che non riconosco le Politiche di Genere come categoria per misurare le priorità di chi sceglie, di chi costruisce organismi e nuovi ruoli, interrompendo la continuità di azione per l’affermazione del principio di uguaglianza: principio fondativo della nostra carta costituzionale che corrisponde alla “libertà di essere diversi” La parità non è un tema identitario: è una questione di democrazia garantito dall’art 3 della nostra Costituzione, è un sistema. Un sistema che si manifesta in ogni dimensione della vita pubblica e privata.
Ma un sistema che esclude, che concentra il potere, che non rappresenta la pluralità della società, non è una democrazia compiuta. Le istituzioni non sono neutre: sono dispositivi che distribuiscono opportunità, risorse, visibilità. E una società che distribuisce male la rappresentanza produce disuguaglianza, non libertà.
Questa la grave preoccupazione per i primi segnali che vengono dalle ipotesi di adozione di nuovi organismi unitari per la parità, con esclusione di ogni previsione di salvaguardia dei presidi territoriali costituiti dalla Consigliere di parità, baricentro fino ad oggi di quel pluralismo organizzativo che ha consentito la partecipazione e promozione di politiche per l’uguaglianza e la parità L’8 marzo, allora, non è una giornata sulle donne. È una giornata sulla responsabilità politica. Su come si costruiscono le regole di convivenza.
Quale idea di società abbiamo? Libertà e merito come linea di demarcazione tra chi ce la fa e chi invece no? Davvero vogliamo lasciare indietro chi non ha le stesse possibilità di partenza?
L’8 marzo da oggi diventa un punto di domanda.
La domanda è: cosa manca alle nostre istituzioni, alla nostra organizzazione sociale, economica e del lavoro per essere davvero all’altezza del principio di uguaglianza che proclamano.
A 80anni dal voto, serve ancora e di più preservare la nostra costituzione, come argine a tentativi di una conservazione di vecchi schemi orami superati che stanno stretti come un vecchio logoro abito di epoche giurassiche!
“Continuiamo ad aspirare ad una società dove le persone siano socialmente uguali, umanamente differenti e totalmente libere” Rosa Luxemburg.
Lella Ruccia
Consigliera di Parità Regione Puglia
Pubblicato il 09 marzo 2026