Повернутися Rapporto Primavera 2026 - ASviS “Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile “

Rapporto Primavera 2026 - ASviS “Investimenti e politiche sostenibili in un mondo instabile “

Dal rapporto della primavera 2026 di ASviS emerge come l’Italia resti fortemente favorevole all’Agenda 2030 nonostante crisi geopolitiche e tensioni energetiche: il 90% degli studenti/famiglie e l’85% della business community attribuiscono importanza ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs).
L’Istat certifica che le imprese che investono seriamente in sostenibilità migliorano produttività e competitività rispetto alle altre. L’Istituto Tagliacarne mostra poi che tra il 2017 e il 2024 i ricavi sono aumentati del 65% per le imprese High-ESG (Environment, Social, Governance – ESG) contro il 55% delle Low-ESG. L’impatto nella sostenibilità sulla produttività varia a seconda del settore e nel 2025 anche la finanza sostenibile ha continuato a svilupparsi.
Nonostante questi dati, assistiamo, anche in Italia, a continui attacchi alle politiche a favore dello sviluppo sostenibile “integrale” (cioè economico, sociale, ambientale e istituzionale) e della transizione ecologica: questo avviene perché il
quadro internazionale è caratterizzato da numerosi conflitti e da una fragilità nelle cooperazioni multilaterali. Di fatto, a livello globale, si sta ormai affermando una logica fortemente antagonista tra le aree geopolitiche: l’impressione che se ne riceve
è che qualcuno stia conducendo una vera e propria “guerra al futuro”. Tuttavia, proprio l’enormità di ciò che sta accadendo sta stimolando reazioni di “rigetto” di tali politiche in varie parti del mondo, e specialmente in Europa.
Come sappiamo, però, il futuro non è scritto e questo Rapporto ASviS non solo dà conto di questi fenomeni, ma mostra come riforme e investimenti per lo sviluppo sostenibile sono la risposta migliore all’instabilità globale in cui viviamo, anche per l’Europa e per l’Italia. Le previsioni e le simulazioni riferite all’Italia nel 2030 e nel 2050 mostrano, da un lato, il forte rischio di “bucare” gran parte degli SDGs, dall’altro, è molto rilevante sul piano del benessere complessivo l’impatto positivo che potrebbero determinare politiche ben coordinate nei campi della decarbonizzazione e dell’innovazione, tecnologica e sociale.
ASviS confida che un insieme ben disegnato di riforme e investimenti possano cambiare, anche in tempi relativamente brevi, il futuro del nostro Paese, ma che per farlo occorra soprattutto elaborare una “visione del futuro” del nostro Paese in linea con i valori e gli obiettivi dell’Agenda 2030.

Il quadro internazionale ed europeo
Negli ultimi mesi si sono intensificate le tensioni geopolitiche e sono cresciuti i segnali di insostenibilità sociale, ambientale, economica e istituzionale che caratterizzano questa fase storica.
La disuguaglianza è una delle preoccupazioni più urgenti al mondo e genera molti altri problemi nelle economie, nelle società e nelle politiche, compresa la capacità dell’umanità di affrontare le sfide planetarie. La concentrazione dei redditi e della ricchezza nelle mani di pochi ha portato a un’estrema concentrazione del potere economico e politico, con conseguenze negative per la società.
D’altra parte, la maggiore fragilità della vita di così tante persone sta alimentando un diffuso senso di ingiustizia e ciò sta causando frustrazione e risentimento che minano la coesione sociale e politica e riducono la fiducia nelle autorità e nelle
istituzioni. Inoltre, la comunità internazionale non sembra in grado di riprendere con forza la strada della collaborazione all’interno dei sistemi consolidati di governance multilaterale.
Negli ultimi mesi l’Unione europea ha mostrato comportamenti e orientamenti contraddittori tra transizione ecologica e sicurezza.

Le politiche nazionali per lo sviluppo sostenibile 
In Italia, la Legge di Bilancio 2026 introduce misure importanti (Assegno di
Inclusione - ADI, tagli IRPEF per i redditi tra 28mila e 50mila euro), ma merita delle critiche per la parzialità degli interventi e la scarsa integrazione tra lavoro, sviluppo e sostenibilità.
In primo luogo, questa legge ambisce a stimolare una maggiore produttività, qualità, export e resilienza del sistema agroalimentare italiano (Goal 2) a fronte di forti incertezze a livello geopolitico. Tuttavia, la limitatezza quantitativa degli interventi non appare in grado di modificare le traiettorie di fondo di un settore poco remunerativo sul piano economico e con scarso ricambio generazionale.
Per ciò che concerne la salute (Goal 3), pur con i maggiori finanziamenti previsti dalla LdB, il Servizio Sanitario Nazionale mantiene criticità strutturali che necessitano di ulteriori interventi, soprattutto in termini di numerosità del personale e accessibilità territoriale.
Per il settore dell’educazione (Goal 4) la LdB contiene numerose disposizioni,prevalentemente mirate e settoriali, piuttosto che orientate a intervenire in modo sistemico sulle sue ben note criticità. Fa eccezione l’importante intervento che riguarda l’inclusione scolastica: viene infatti introdotto un nuovo LEP per garantire l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli studenti e delle studentesse con disabilità.
Le misure per il contrasto alla crisi idrica (Goal 6), seppur apprezzabili, non incidono in modo strutturale su un fenomeno destinato ad aumentare in futuro a causa dei cambiamenti climatici e dalla non efficace gestione della risorsa e delle crisi.
Le scelte operate con la LdB confermano una forte sottovalutazione dell’importanza fondamentale del ripristino degli ecosistemi (Goal 14 e 15) per la resilienza economica dei territori. Per ciò che concerne i temi della pace e della qualità delle istituzioni, si
segnala che la LdB ha previsto un aumento significativo delle spese militari, con oltre un miliardo di euro in più destinato ad armi e difesa.

Famiglie e imprese italiane confermano la scelta per lo sviluppo sostenibile 
La notorietà dell’Agenda 2030 è in crescita rispetto al 2022: più di due persone su tre (73%) ne hanno almeno sentito parlare e il 38% dichiara di conoscerla bene o a grandi linee. La conoscenza è maggiormente diffusa tra studenti, laureati e business leader. Il 90% degli studenti e delle famiglie, nonché l’85% della business community ritiene l’Agenda 2030 importante o molto importante. Il 35% delle persone non individua una priorità tra le quattro dimensioni dell’Agenda 2030 (ambientale, sociale, economica e istituzionale), ma ritiene necessario procedere in modo simultaneo su tutte, anche se la salute e il benessere (Goal 3) sono ritenuti l’obiettivo più importante, seguiti dal contrasto al cambiamento
climatico (Goal 13), dalla tutela della biodiversità terrestre (Goal 15) e dalla lotta alla fame (Goal 2). Tra il 2022 e il 2025 il tema della pace, della giustizia e delle istituzioni solide (Goal 16) sale dall’ottavo al quinto posto.
Negli ultimi anni è diminuita l’enfasi sulla sostenibilità ambientale: oggi solo il 25% ritiene prioritaria la dimensione ambientale, rispetto al 36% del 2022. Cresce invece di quattro punti percentuali la quota di persone che attribuisce maggiore importanza
alle tematiche sociali (19%) o economiche (16%), con un’attenzione alla dimensione sociale particolarmente alta tra gli studenti e le studentesse (27%).
Come anzidetto, le nuove evidenze elaborate dall’Istat sui comportamenti delle aziende agricole e delle imprese manifatturiere sui temi della sostenibilità mostrano in modo chiaro i vantaggi in termini di competitività per quei soggetti economici che investono nella transizione energetica ed ecologica.

La revisione della Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, il nuovo Piano Strutturale di Bilancio e il futuro Quadro Finanziario Pluriennale dell’Unione europea occasioni uniche per disegnare il futuro dell’Italia.
Nella condizione di elevata incertezza in cui questo Rapporto è stato pubblicato, sia sul piano geopolitico che economico a causa del nuovo shock energetico innescato dalla guerra in Medio Oriente, non si può non rilevare un evidente paradosso: da un lato, l’opinione pubblica concentra la propria attenzione ulla cronaca del conflitto e sugli effetti che esso produce e produrrà nel futuro,dall’altro si sente continuamente invocare la necessità che l’Italia e l’Unione europea si diano “una strategia” per il futuro, sul piano politico, energetico, industriale, economico, senza però approfondire le caratteristiche che essa dovrebbe assumere.
Il dibattito politico, da parte sua, è concentrato, sull’emergenza e non su interventi di natura strutturale che possano ridurre la vulnerabilità e la dipendenza dalle fonti fossili e aumentare la resilienza del nostro Paese a futuri shock, come prevedeva di
fare il Next Generation EU, disegnando nuove traiettorie per il futuro dell’Italia e dell’Unione europea.
Per realizzare una crescita economica che vada oltre lo “zero virgola”, occorre determinare un radicale miglioramento della qualità del lavoro e della disponibilità di occupazioni in linea con le aspettative delle persone (sicurezza e durata, livello dei salari commisurato alle competenze e alle esigenze familiari, uguaglianza di genere), ripristinare adeguate condizioni dell’ambiente e degli ecosistemi, ridurre le emissioni climalteranti, ecc. Insomma, per avvicinare in modo significativo gli Obiettivi dell’Agenda 2030, è necessario dotarsi di una Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile caratterizzata da chiari elementi di discontinuità rispetto a quanto osservato nell’ultimo decennio.
Un elemento da considerare nel disegno della nuova Strategia ha a che fare con la scelta degli Obiettivi quantitativi. Guardando ai 55 indicatori inseriti nella versione del 2022 è indispensabile ampliare in modo significativo tale insieme, per consentire una visione più integrata delle diverse problematiche.
La nuova Strategia deve anche porre al centro la questione delle disuguaglianze di genere.
Un altro aspetto che deve essere posto al centro della nuova Strategia è quello che riguarda la politica energetica. Anche alla luce dell’attuale crisi energetica,l’Italia dovrebbe definitivamente imparare che si deve investire per conseguire una
rapida espansione del fotovoltaico e dell’eolico, unita al potenziamento dell’idroelettrico in termini di aumento della capacità degli invasi (anche per far fronte al cambiamento climatico), sull’elettrificazione degli usi finali, sul risparmio energetico assistito digitalmente, sul rapido sviluppo dei sistemi di accumulo, delle smart grid e dell’autoconsumo. Ovviamente, va parallelamente rivisto il Piano Nazionale Integrato Energia-Clima (PNIEC) approvato nell’estate del 2024, giudicato inadeguato e insufficiente dall’ASviS fin dalla sua presentazione nel 2023.
Solo politiche innovative nei vari settori possono cambiare significativamente il futuro del Paese, soprattutto se condotte simultaneamente e non in modo scoordinato.
Emerge, quindi, la necessità di una attenta pianificazione delle politiche pubbliche, e la necessità di adottare l’approccio di coerenza delle politiche già introdotto nella Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile 2022, ma mai applicato in pratica. Le
politiche non sono infatti semplicemente sommabili: esse possono interagire negativamente, come nel caso di una crescita perseguita in assenza di misure ambientali adeguate, oppure generare importanti sinergie.
In un contesto caratterizzato da tale complessità, risulta quindi fondamentale adottare una visione olistica, concependo le politiche come pacchetti integrati,progettati in modo coerente per massimizzarne efficacia ed efficienza.
Infine, la nuova Strategia Nazionale di Sviluppo Sostenibile deve necessariamente assumere la dimensione dell’impatto intergenerazionale. Inoltre, la Strategia può rappresentare l’occasione per investire nello sviluppo delle basi dati e dei modelli necessari a migliorare la Valutazione di Impatto Generazionale,secondo le linee indicate dall’ASviS anche in recenti documenti.

Pubblicato il 30 aprile 2026