Rapporto annuale ISTAT 2025
Premessa e Struttura
Il Rapporto annuale Istat 2025 analizza la situazione economica, demografica e sociale dell’Italia nel 2024, offrendo una visione integrata delle principali sfide e opportunità per il futuro.
Il Rapporto si articola in quattro Capitoli. I primi due si concentrano sullo scenario economico e demo-sociale che ha caratterizzato il nostro Paese negli ultimi anni e in particolare nel 2024. Il terzo e il quarto approfondiscono alcuni temi attraverso analisi
di più lungo periodo, in cui si considerano i cambiamenti tra le generazioni nella formazione della famiglia e nelle scelte riproduttive, nei comportamenti sociali, nell’istruzione, nelle condizioni economiche e nelle opportunità professionali.
I capitoli, più in dettaglio, riguardano:
- economia e ambiente: delinea gli andamenti e le prospettive dell’economia in un momento di forte incertezza dello scenario internazionale;
- popolazione e società: offre un quadro ampio e integrato delle trasformazioni demografiche e sociali in atto nel Paese, analizzando anche l’evoluzione recente del mercato del lavoro e dei livelli di istruzione della popolazione, delle condizioni economiche e di salute;
- una società per tutte le età: l’allungamento della vita, il posticipo delle tappe che scandiscono il diventare adulti, la crescente articolazione e instabilità dei legami familiari, gli stili di vita e la partecipazione sociale e culturale;
- sistema economico e generazioni: evidenzia vincoli e opportunità delle diverse generazioni in rapporto all’evoluzione del sistema economico, caratterizzato da un forte rallentamento della crescita, ma anche da trasformazioni profonde.
Economia e ambiente
- La crescita economica: nel 2024 il PIL italiano è cresciuto dello 0,7%, meno di Francia e Spagna, ma meglio della Germania. La crescita è frenata dalla debole domanda interna e da investimenti in calo, soprattutto nel settore abitativo per il ridimensionamento degli incentivi pubblici. Viceversa, hanno continuato invece a progredire gli investimenti nell’edilizia non residenziale (+9,6 per cento), che beneficia dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
- Il mercato del lavoro: l’occupazione è aumentata (+1,5%), trainata dai contratti a tempo indeterminato. La crescita dell’occupazione è prevalentemente riconducibile alla componente a tempo indeterminato, mentre quella a termine si è ridotta del 6,8 per cento. Tuttavia, il tasso di occupazione resta tra i più bassi d’Europa, con forti divari di genere e territoriali.
- La finanza pubblica: si è registrato un miglioramento del saldo primario e una riduzione dell’indebitamento netto, ma il rapporto debito/PIL è leggermente aumentato, del 134,6 % al 135,3% del PIL.
- Prezzi e retribuzioni: l'inflazione è rientrata (1,1% nel 2024), ma ha ripreso a salire nei primi mesi del 2025. Le retribuzioni hanno iniziato a recuperare potere d’acquisto, ma restano inferiori ai livelli pre-pandemici.
- Produttività e cambiamento strutturale: la produttività del lavoro è diminuita, mentre cresce il valore aggiunto nei settori ad alta tecnologia. L'Italia è in ritardo nella dotazione di capitale umano qualificato e nell'adozione di tecnologie digitali avanzate, nonostante una buona diffusione del cloud e della fatturazione elettronica.
- Fragilità dei territori e sostenibilità ambientale: ci sono stati importanti progressi nella riduzione di consumi energetici ed emissioni, ma il territorio resta fragile e soggetto a rischi naturali. La produzione di energia da fonti rinnovabili è triplicata dal 2005, ma resta inferiore rispetto ad altri grandi paesi europei.
Popolazione e società
- Il quadro demografico: la popolazione è scesa sotto i 59 milioni, con un saldo naturale negativo e natalità ai minimi storici (1,18 figli per donna). Il saldo migratorio positivo non compensa il calo demografico. Le previsioni demografiche confermano un futuro segnato da ulteriore invecchiamento, calo delle nascite e crescente numero di decessi; l'evoluzione dei flussi migratori, potenziale fattore di riequilibrio strutturale, presenta ampi margini di incertezza
- Le famiglie: si registra un aumento delle famiglie monopersonali (oltre il 35%) e una diminuzione delle coppie con figli. Molti giovani (2 su 3 tra 18 e 34 anni) vivono ancora con i genitori.
- L’istruzione: il livello di istruzione resta sotto la media UE. Solo il 20% degli adulti ha una laurea. L’abbandono scolastico precoce resta una criticità, in particolare tra i giovani stranieri e nel Mezzogiorno. Inoltre, persistono forti divari territoriali e generazionali nelle competenze digitali.
- Le condizioni economiche delle famiglie: la povertà assoluta coinvolge l’8,4% delle famiglie, con incidenza maggiore tra minori, giovani, stranieri e nel Mezzogiorno. Il livello di istruzione si conferma un fattore protettivo: la povertà colpisce il 13 per cento delle famiglie con bassa istruzione, ma scende al 4,6 per cento tra quelle con almeno un diploma. Anche chi lavora può essere vulnerabile economicamente, specie donne, giovani e stranieri.
- Le condizioni di salute: nel 2024 si è raggiunto un nuovo massimo storico dell’aspettativa di vita (gli uomini possono contare di vivere in media 81,4 anni e le donne 85,5), ma gli anni vissuti in buona salute diminuiscono, soprattutto per le donne. Migliorare questo dato richiede un potenziamento degli screening, della diagnosi precoce e delle terapie, assicurando un sistema sanitario in grado di rispondere efficacemente ai bisogni di cura. I divari di genere sono ampi (la mortalità evitabile è quasi doppia negli uomini) e persistono forti differenze territoriali, con tassi più alti nel Sud e nelle Isole. Le criticità nell’accesso ai servizi sanitari si manifestano anche nella rinuncia alle cure, dovuta a motivi economici, organizzativi o legati all’offerta.
Una società per tutte le età
- Nuzialità e fecondità: i matrimoni sono in calo strutturale e si posticipa la genitorialità. Nel passaggio dalla generazione delle madri (1958) alle attuali quarantenni (figlie nate nel 1983) raddoppia la quota di donne senza figli (dal 13 per cento al valore stimato del 26 per cento), con un picco di circa tre donne su dieci nel Mezzogiorno. Parallelamente, si riscontra un’accentuata posticipazione dell’età alla nascita del primo figlio, che aumenta il rischio di avere un numero di figli inferiore alle attese o di non averne affatto. L’età media alla nascita del primo figlio è salita da 25,9 anni per le nate del 1960 a 29,1 anni per quelle del 1970, con un rinvio ancora maggiore nelle generazioni più recenti.
- L’invecchiamento: lo spostamento in avanti delle principali tappe che contraddistinguono i percorsi di vita riguarda anche l’età in cui si diventa anziani. In demografia la soglia dei 65 anni, un’età storicamente legata all’uscita dal mercato del lavoro, definisce convenzionalmente l’ingresso nella vecchiaia. Tuttavia, con l’aumento della longevità e il miglioramento delle condizioni di vita, oggi, a 65 anni molte persone vivono in buona salute, lavorano, mantengono una vita attiva e partecipano pienamente alla società Si può dire che l’età anagrafica non riflette più la reale condizione degli anziani, che sono più istruiti e attivi rispetto al passato.
- Stili di vita e tecnologie: migliorano gli stili di vita, ma aumentano obesità e nuove forme di consumo a rischio tra i giovani. L’uso delle tecnologie digitali cresce, ma permangono forti divari generazionali e territoriali.
- Le disuguaglianze territoriali: le Aree Interne soffrono di spopolamento e invecchiamento più accentuati, con minore accesso ai servizi e livelli di istruzione più bassi. È soprattutto in questi territori più fragili, dove l’invecchiamento si intreccia con lo spopolamento, la bassa fecondità,l’emigrazione giovanile e la ridotta attrattività per i flussi migratori dall’estero, che emergono le maggiori criticità. In questi contesti, la presenza di anziani soli o in coppie senza figli è più frequente, e rischia di rendere ancora più fragile che altrove la rete di supporto informale (famiglia, amici, vicinato) su cui poter contare. Le disuguaglianze territoriali nei livelli di istruzione rappresentano un fattore critico. Sebbene il capitale umano, come si è detto, sia in Italia complessivamente in crescita, i progressi non sono distribuiti in modo uniforme. Il confronto tra comuni Centro e Aree Interne evidenzia squilibri persistenti, che rischiano di aggravare la vulnerabilità dei territori già colpiti da spopolamento e declino demografico.
Sistema economico e generazioni
- Crescita economica e occupazione: Dal 2000 al 2024 il PIL reale italiano è cresciuto solo del 9,3% (contro il 30% di Francia e Germania, 45% della Spagna). L’occupazione qualificata è aumentata, ma meno che altrove. Sono cresciute le possibilità di occupazione ma non necessariamente quelle di benessere economico, poiché la crescita della domanda di lavoro è stata più rilevante nelle attività dei servizi ad alta intensità di lavoro, ridotta produttività e bassi salari. Questi fattori, insieme alla modesta crescita della produttività, nel 2024 rispetto al 2000 hanno determinato in Italia un ristagno del Pil reale per ora lavorata e, di conseguenza, della dinamica salariale di medio-lungo periodo.
- L’occupazione qualificata: un risultato positivo dei cambiamenti strutturali che hanno interessato il sistema economico italiano è la crescita dell’occupazione qualificata – misurata dalla quota di tecnici e professionisti – anche se minore rispetto alle altre maggiori economie europee.
- Istruzione e redditi: l’istruzione si conferma il principale fattore di mobilità sociale ed economica. La crescita dell’occupazione femminile rappresenta un cambiamento di grande rilievo e ha consentito di compensare a livello familiare la riduzione dei redditi individuali associata al recente episodio inflazionistico. Persistono però forti differenze territoriali e di genere nei redditi.
- Determinanti della crescita del reddito per gli individui: gli individui che avevano un livello di istruzione più elevato all’ingresso nel mondo del lavoro o lo avevano migliorato, anche nel corso dell’attività lavorativa, sono risultati quelli che presentano una maggiore probabilità di beneficiare di incrementi consistenti dei salari. L’area geografica di provenienza, nel caso del Mezzogiorno, e la condizione di straniero hanno continuato a essere penalizzanti sulla probabilità di percepire redditi da lavoro e sul loro livello, ma sono vantaggiosi gli spostamenti tra Sistemi locali del lavoro e in misura minore l’avere acquisito la cittadinanza italiana.
- Contesto familiare e opportunità di istruzione e reddito: il contesto familiare di origine è determinante per la scelta e gli esiti del processo formativo e, di conseguenza, per l’inserimento professionale e il reddito.
- L’invecchiamento del sistema produttivo: l’età media degli occupati cresce, ma le imprese di più grandi dimensioni hanno gestito meglio il ricambio generazionale.
- I giovani, le nuove imprese e il cambiamento tecnologico: i giovani qualificati sono fondamentali per l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese. Nel 2022 le imprese meno interessate dal fenomeno dell’invecchiamento presentavano un’incidenza maggiore di innovatrici e una penetrazione della digitalizzazione più elevata. Inoltre, tenendo conto delle specificità settoriali e dimensionali, con riferimento al periodo 2018-2022, la dotazione di capitale umano qualificato sotto i 35 anni è risultata un elemento cruciale per il successo delle imprese nell’adozione delle tecnologie digitali, e ha permesso una migliore performance in termini di crescita e occupazione.
Conclusioni
Il rapporto evidenzia una crescita economica moderata, forti sfide demografiche (invecchiamento, denatalità), persistenti disuguaglianze territoriali e sociali, e una transizione ambientale ancora incompleta. Le opportunità future dipendono dalla
capacità di investire in capitale umano, innovazione e inclusione sociale, oltre che da una gestione efficace delle transizioni demografica e ambientale.
Posted on 31 dicembre 2025