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Emiliano oggi a 17a commemorazione omicidio Michele Fazio

EMILIANO OGGI A 17a COMMEMORAZIONE MICHELE FAZIO

 

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha partecipato questa mattina alla commemorazione del 17° anniversario della scomparsa di Michele Fazio, vittima innocente di mafia morto nei vicoli di Bari Vecchia colpito per errore durante un regolamento di conti tra appartenenti a dei clan mafiosi. 

Con il presidente oggi c'erano, i genitori di Michele, Pinuccio e Lella Fazio, il sindaco di Bari Antonio Decaro, i rappresentanti delle associazioni antimafia, della società civile e della forze dell'ordine. 

"Questa – ha detto nel suo intervento Emiliano – è più di una semplice commemorazione.

Il 12 luglio per la città di Bari è una data di discrimine, rispetto alla quale c'è un prima e c'è un dopo.

 In quei giorni c'era confusione nell'intera città, non si riusciva ad avere la stessa idea delle cose accadute, degli stessi episodi.

Poco alla volta il linguaggio si è riunificato: nessuno, anche i più ostinati, mette più in discussione l'esistenza della mafia in questa città. Si è capito che le cose che dicevamo in quelle ore concitate, nello ore in cui noi stessi dovevamo capire cosa era accaduto, erano fondate.

 Poco alla volta, e questa è stata la grandezza straordinaria della città, si è imposta una ricostruzione dei fatti chiara e collettiva, che corrisponde al racconto di Lella Fazio". 

Per Emiliano "I punti di vista combaciano, sono la ricostruzione collettiva di una storia, che è centrale per affrontare dal punto di vista politico, giudiziario, investigativo i fenomeni criminali e poi estinguerli.

Perché se ognuno continua come in una torre di Babele a raccontare il fatto a modo suo e a cercare giustificazioni è difficile fare una lotta contro un'organizzazione complessa, difficile, aggressiva, omertosa, con la quale si aiutano non i poveri ma i potenti e i pericolosi, dove tutte le regole sono ribaltate.

Quella mafiosa sembra ma non è più una famiglia, è il diavolo, una cosa dalla quale allontanarsi.

Le prime sono state le donne di Bari Vecchia a capire che quegli uomini che giocavano a fare i mafiosi lo erano diventati sul serio, e gli stavano facendo morire i figli.

Non si deve confondere la famiglia, quella vera, con i clan: questa cosa è stata ripetuta da tutti, dagli insegnanti, dai preti, dalle istituzioni, l'abbiamo imparata bene e l'abbiamo trasformata in azione.

Qui è nato il movimento pugliese dell'antimafia sociale, portato avanti anche da Stefano Fumarulo, quando ci siamo accorti che non era sufficiente arrestare i criminali, ma si doveva parlare alle persone, con un modello che costruisce le ragioni della legalità anche attraverso la vita in comune e la politica".

gio, 12 luglio 2018 @ 16:16