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Depuratore Sava-Manduria: la soluzione è il riuso delle acque per l'agricoltura

La Giunta regionale ha approvato lo scorso 11 luglio la delibera n. 1150 per la soluzione del problema del depuratore consortile di Sava-Manduria (Ta). Con la delibera il progetto viene radicalmente cambiato, eliminando lo sbocco delle acque depurate in mare con una condotta sottomarina, sostituita da un sistema di affinamento potenziato, che permette l'accumulo in bacini e il successivo riutilizzo in agricoltura.

Per Sava e Manduria il Piano di Tutela delle Acque infatti già prevedeva la costruzione di un unico depuratore con recapito finale a mare,  mediante una condotta sottomarina all'altezza delle marine di Manduria.
"Si sono manifestate forti opposizioni nel territorio interessato – si legge però in delibera – sostenute anche dagli enti locali, alla realizzazione dell'intervento, soprattutto con riferimento alla realizzazione della condotta sottomarina. Le opposizioni di fatto hanno impedito per lungo tempo la realizzazione delle opere progettate. I ritardi hanno determinato una situazione di crisi, sia in considerazione della attuale mancata raccolta dei reflui nell'area urbana di Sava e dell'esercizio dell'attuale obsoleto impianto depurativo di Manduria con scarico dei rifiuti nel sottosuolo".
"Ciò aveva determinato – si legge - una procedura di infrazione comunitaria, superata proprio con la progettazione del nuovo impianto coerente con il Piano di Tutela delle Acque. L'infrazione tuttavia potrebbe essere riaperta se gli interventi continuassero a non essere eseguiti".
Quindi – dopo un confronto con le amministrazioni di Sava, Manduria e Avetrana – la Regione ha individuato alcune soluzioni per superare lo stallo. Con il confronto è stato individuata una soluzione alternativa al recapito dei reflui trattati dal depuratore da realizzare in contrada "Urmo" di Manduria, superando lo scarico dei reflui in trattati in "tabella 1" attraverso la progettata condotta sottomarina, con un sistema integrato di riuso agricolo e ambientale dei reflui, trattati in "tabella 4" per il riutilizzo in agricoltura.
Saranno così realizzati un collettore dal depuratore fino alla rete irrigua di proprietà del consorzio di bonifica dell'Arneo e due diversi bacini di accumulo delle acque trattate, da attivare in successione tra loro, con il rispettivo complementare scarico del "troppo pieno" sul suolo e lo scarico di servizio/emergenza in solco naturale. I bacini di accumulo (cosiddetti "buffer ecologici") saranno realizzati alla Masseria della Marina e a Specchiarica. Quello di Masseria della Marina sarà dotato di bacini di filtraggio densamente vegetati.
L'acqua accumulata potrebbe in prospettiva essere usata anche per usi civili (ad esempio, lavaggio strade e piazzali, antincendio, innaffiamento giardini e parchi).
La Giunta regionale ha quindi disposto la modifica del recapito finale dell'impianto di depurazione consortile di Sava-Manduria come previsto dal vigente Piano di Tutela delle Acque, modificandolo da "mare, mediante condotta sottomarina" a "suolo (trincee disperdenti, in solco naturale), più riuso", con il cambiamento dei limiti tabellari dello scarico finale da "tabella 1" a "tabella 4 + riuso".
"Risolviamo così l'annosa questione dello scarico del depuratore di Sava-Manduria, non costruendo la condotta in mare e procedendo al riuso delle acque per usi agricoli e civili – ha spiegato il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano dopo l'approvazione della delibera – evitando sprechi e possibili inquinamenti e dando una mano a ridurre il prelievo dai pozzi e la salinizzazione della falda in un periodo storico in cui la desertificazione è il vero pericolo da affrontare anche alle nostre latitudini".
L'investimento complessivo è di circa 12 milioni di euro, comprensivi di impianti, vasche, condotte e monitoraggi.
L'impianto di riuso risulterà molto simile per concezione a quello già in attività in località Forcatella, nel comune di Fasano (Br), dove i laghetti di accumulo hanno favorito la realizzazione di una vera e propria oasi verde e dove l'acqua trattata in "tabella 4" è riutilizzata a scopi agricoli o civili. Nello stesso impianto è stata avviata una sperimentazione per la potabilizzazione dell'acqua proveniente dai reflui fognari.
Lo scarico in solco naturale sarebbe utilizzato solo in situazione di emergenza, quando d'inverno la richiesta per usi agricoli dovesse essere inferiore alla capacità di accumulo e sarebbe comunque in "tabella 4", quindi  molto più affinata rispetto alla iniziale "tabella 1" da disperdere con la condotta sottomarina.
L'occasione di oggi a Taranto è utile anche alla presentazione del progetto gemello di Nardó-Porto Cesareo, per la cui realizzazione non ci sono state proteste da parte del territorio e che rappresenterà - con quelli di Forcatella/Fasano e Sava/Manduria - il modello per la depurazione in Puglia

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lun, 24 luglio 2017 @ 16:23